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Venezuela apre spazio all’arte urbana alla Biennale di Venezia

Venezuela apre spazio all’arte urbana alla Biennale di Venezia

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Venezuela apre spazio all'arte urbana alla Biennale di Venezia

 


 

http://www.mre.gov.ve/index.php?option=com_content&view=article&id=28465%3Avenezuela-abre-espacio-al-arte-urbano-en-la-bienal-de-venecia&catid=13%3Avenezuela-en-europa&It

Venezia, 31 maggio 2013 (MPPRE) – L'ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, presieduta dall'ambasciatore Julian Isaias Rodriguez, ha inaugurato il padiglione venezuelano nella 55° Biennale dell'Arte di Venezia con la proposta "Arte urbana, estetica della sovversione".


Questa mostra presenta opere realizzate da una rappresentanza di collettivi venezuelani, che mostra attraverso immagini, video documentari, gigantografie e un mapping 2D, unn museo a cielo aperto che si impossessa dello spettatore e lo immerge in una città attiva, viva e reale in un modo originale di connotazione sociale.



Questo progetto espositivo il cui curatore è il maestro Juan Calzadilla, riconosciuto ricercatore, poeta e artista venezuelano, ci sommerge in una metropoli piena di colore, musica, gioventù e creatività. "Aspira a riconoscere una realtà pubblica, collettiva, sociale, artistica che attualmente contribuisce a dare identità culturale urbana, multirazziale, eterogenea di una scena artistica con cui parlano e scrivono la maggioranza delle nostre città venezuelane ha evidenziato Rodriguez".

Il maestro Calzadilla afferma che : "Si eleva alla categoria di Arte Contemporanea una realtà e un fenomeno socioculturale di carattere locale e internazionale che rimette, in materia artistica, non solo alla dignità e alla reinterpretazione dello spazio urbano che si espande quotidianamente in modo incotenibile, ma che dimensiona le condizioni che potranno portarci alla nascita di un grande museo immaginario della città del secolo XXI".


La terrazza del padiglione riceve i visitatori con un grande murales. Una tipografia di graffite tradizionale proprio dello stile old school (vecchia scuola) unito alla reinterpretazione di elementi riferiti alla nostra identità. La parola "Patamuna" che significa sovranità in Pemon, simboleggia questa presenza delle culture originarie nella nostra venezuelanità.

Nell'antesala del Padiglione, un murales di Simon Bolivar con lenti scure esprime la vigenza del suo pensiero tra la gioventù non solo venezuelana, riappropriando in questo modo, codici popolari, conducendoli in spazi pubblici e allo stesso tempo riaffermando i valori patriottici.

La Sala Maggiore presenta un percorso digitale del museo aperto che è la città e le sue distinte forme di vedere questo spazio secondo il cambiamento naturale della luce accompagnata da hip hop, musica creola e ambientazione propria dell'urbe.


La Sala Minore proietta la combinazione di graffiti tradizionali. Una proposta di registro e di movimenti di animazione in 2D che induce lo spettatore a contemplare il graffite in modo diverso immerso nella luce e colori. 

L'equipe della proposta venezuelana nella 55° Biennale di Venezia è conformato dal curatore Juan Calzadilla, il commissario Edgar Ernesto Gonzalez, i muesografi Pedro Sanz e Clemente Martinez e i ricercatori: Zuleiva Vivas, Felix Hernandez, Francisco Ardiles e Carolina Sanz.



Critici d'arte, stampa specializzata, e il pubblico presente hanno definito il padiglione venezuelano come un aproposta originale, che offre un'opportunità reale alle centinaia di giovani che da molte città esprimono attraverso la street art i problemi vigenti e le speranze di un mondo che necessariamente deve dare spazio a questa esperienza. 

  Fin/ Ronald Gómez con información de la Emb. de Venezuela en Italia
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L'Ambasciatore Julián Isaías Rodríguez, ha aperto lo spazio espositivo venezualano. Caracas è la sesta città del mondo con maggior quantità di arte urbana.

 

Combinazione di graffite tradizionale. Una proposta di animazione in 2D che induce lo spettatore a contemplarlo in modo diverso immerso nelle luci e nei colori.

 

Murales di Simón Bolívar con lenti scure per esprimere la vigenza del suo pensiero tra la gioventù non solo venezuelana.

 

 

 

Registro digitale del museo aperto che è la città e le sue distinte forme di vedere questo spazio secondo il cambio naturale della luce accompagnate da hip hop, musica creola e ambientazione propria dell'urbe.

 


Traduzione a cura di Puntocritico Onlus


 

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