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AGATA BARBARA, o il teatro sociale di Isabel Russinova

AGATA BARBARA, o il teatro sociale di Isabel Russinova

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Viaggio nella memoria attraverso la vita di una donna che ha segnato la storia, per raccontare donne che la storia fatica a ricordare.


di Anna Maria Bruni

Una donna alla ricerca di altre donne nella storia, per raccontare la complessità dell’universo femminile. Fatto di combattività, dolcezza, ribellione, coraggio, passione, per un unico prisma che è ogni donna. Cominciando dalla generosità con la quale molte figure di donna hanno fatto la storia, ma non sono state altrettanto generosamente ripagate.

Questa la sostanza che ha portato Isabel Russinova a mettere in scena la sua Agata, che racconta la vita di Agatha Barbara, andato in scena al Teatro Belli di Roma dal 7 al 12 aprile. E già il nome, sicuramente non noto al grande pubblico, dice come questa attrice di lungo corso si sia fatta autrice per dare voce ad una straordinaria figura di donna.

Nata e cresciuta a Malta, testimone dei rivolgimenti che la seconda guerra mondiale ha portato sulla “sua isola”, Agatha Barbara fa sua la lotta per la libertà e l’impegno di civiltà con il quale il socialismo laburista ha marcato il dopoguerra e la ricostruzione attraverso il welfare state, accettando il destino che la storia riserva a una donna che si fa figura pubblica: rinunciare a quella parte di sé più privata, che per una donna vuol dire prima di tutto essere madre, senza avere in cambio la possibilità di essere ricordata. E questo nonostante Agatha Barbara sia stata la prima presidente donna del ’900 europeo.

Ma è la storia scritta dagli uomini, almeno fino a che le donne non hanno deciso che fosse giunto il momento del riscatto. E da qui parte l’intento della Russinova. In un modo straordinariamente riuscito perché la giusta rabbia con la quale le donne hanno cominciato a far sentire la propria voce, la stessa con la quale la Barbara ha conquistato pari diritti e dignità per tutte le donne, oggi è diventata per questa attrice, per questa donna, ferma determinazione senza rinunciare alla dolcezza, ma trovando un bel punto di equilibrio nella sobrietà.

Ecco i tratti distintivi che Isabel Russinova ha saputo mettere con grande senso della misura nel testo e poi nell’interpretazione di Agata. Tratti che la caratterizzano e che costituiscono il filo rosso del suo lungo percorso d’attrice – anche nei momenti di cinema o televisione meno socialmente impegnati – e che l’ha portata ad allargarsi nel campo autorale per cogliere la possibilità di liberare altri aspetti della personalità femminile attraverso profili di donne che di certo sono ancora da raccontare.

Un progetto con il quale già l’anno scorso ha portato in scena al Teatro Stabile di Potenza, con la regia di Rodolfo Martinelli, Briganta, ispirato alla vita di Rosina Donatelli Crocco, sorella di uno dei protagonisti del brigantaggio lucano. Un testo tratto dal volume Reinas, per le Edizioni Argo, che contiene altre voci femminili rilette o riscoperte.

Così il capoluogo lucano ha potuto restituire dignità a quella figura di ribelle riconoscendo, attraverso la Russinova, la donna nello slancio della passione, così altrettanto da Malta le è arrivato il riconoscimento dal consiglio del Mediterranean Academy Culture, Tourism and Trade in occasione dell’ultima replica dello spettacolo Agata, o ancora da Amnesty International il ruolo di testimonial per la campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, parte integrante del progetto. Segnando così la capacità di Isabel Russinova di vivificare la funzione sociale del teatro.


13 aprile 2015
 

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