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APPELLO : Antiliberista e anticapitalista

APPELLO : Antiliberista e anticapitalista

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Appelli a Sinistra

Libera.tv ha deciso di pubblicare i tanti appelli che vengono lanciati a Sinistra. Molte sono infatti le iniziative che mirano a riorganizzare, rilanciare, cambiare la sinistra in Italia. Pubblicarle tutte su uno stesso sito significa per noi facilitarne la diffusione e dare a tutti i nostri lettori la possibilità di confrontare i contenuti e le prospettive avanzate dai vari documenti. La Sinistra è un campo di idee, passioni e lotte in cui noi ci riconosciamo. Da sempre però abbiamo scelto di non mettere questa testata al servizio di una o dell’altra soluzione politica o organizzativa. Vogliamo tenacemente conservare Libera.Tv come uno spazio aperto dove ognuno si possa sentire a casa. Un luogo dove informarsi ed informare, dove non solo conoscere cosa accade ma poter approfondire le idee, le proposte, i percorsi di tutti. Con grande rispetto quindi pubblichiamo i documenti che ci sono stati segnalati e pubblicheremo man mano i testi che emergeranno in futuro. Sono molti documenti e ciò è di per se significativo della difficoltà del momento. Le prospettive proposte sono diverse, distanti ed a volte opposte ed anch questo non è una novità a Sinistra. Ma gli appelli chiamano alla mobilitazione, all’impegno, alla scelta di campo. E’ proprio di questo che la Sinistra e tutti noi abbiamo un bisogno vitale.

Puoi consultare tutti gli appelli collegandoti QUI !


 Appello antiliberista e anticapitalista

Per info sull’appello collegati QUI !

Ci sono momenti della lotta di classe di un Paese che hanno ripercussioni politiche complessive sul terreno internazionale. La crisi greca con il terribile disastro sociale prodotto dalle politiche dell’austerità e l’accettazione del terzo memorandum da parte del governo di Syriza, costituisce uno di questi momenti fondamentali.

  1. La vicenda greca mette in luce tutte le difficoltà, ma anche la necessità della lotta contro le politiche del sistema capitalista e dei suoi governi per affermare in alternativa una reale democrazia, attraverso la costruzione di forme di contropotere e di controllo popolare delle classi lavoratrici sulla politica, l’economia, la finanza e di un fronte anti-austerità in tutta Europa di fronte all’azione convergente e univoca delle istituzioni europee e dei governi nazionali.
    L’Unione Europa non è l’Europa dei diritti, della giustizia sociale, delle differenze, del rispetto dei diversi popoli all’interno di un progetto comune e partecipato, ma è l’Europa del grande capitale, dei profitti, delle rendite finanziarie, è l’Europa fortezza contro gli immigrati e le immigrate in cerca di una vita dignitosa.
    Questa Europa con i suoi trattati, i suoi dogmi liberisti, la sua troika, si dimostra irriformabile; per sconfiggere le politiche dell’austerità, il giogo del debito, i privilegi dei potenti, occorre avere il coraggio di operare delle rotture profonde con gli assetti sociali ed economici sia su scala europea che in quella nazionale, contro le classi dominanti.
    L’entusiasmo in Italia per la seconda affermazione elettorale di Syriza è fuorviante. Non inganni il successo elettorale: con una fortissima astensione, a Tsipras è stato riconsegnato un governo che ha come funzione la gestione delle terribili politiche dell’austerità del terzo memorandum sotto il controllo diretto e quotidiano dei nuovi emissari dell’Unione Europea.
    Per questo le valutazioni su questo drammatico scontro di classe sono una cartina di tornasole anche dei reali orientamenti di fondo, politici strategici, delle diverse forze della sinistra italiana, che oggi si aggrappano alla nuova Syriza e a Tsipras per lanciare la costruzione di un soggetto unitario della sinistra, che altro non sarà se non un’unità posticcia, verticistica, politicista, rinchiusa nel perimetro del centro-sinistra.
    L’austerità non si può governare da sinistra. Bisogna superare il neoliberismo e costruire una prospettiva strategica alternativa al capitalismo.
    La battuta d’arresto subita dalle forze di sinistra in Grecia costituisce una sconfitta per tutte le classi lavoratrici in Europa e coinvolge tutte le forze anticapitaliste europee
    Nello stesso tempo si avverte ancor più la necessità e la possibilità di reagire alle molte contraddizioni che si esprimono in diversi paesi, dove si moltiplicano i tentativi di resistere delle classi popolari e cresce la ricerca di strumenti sia sociali e politici alternativi per avere più forza.
  2. Nuovi possibili uragani e grandi cambiamenti si profilano in Europa e nel quadro internazionale: la crisi economica capitalista non è certo finita e le bolle finanziarie sono nuvole nere che attraversano il cielo e che rischiano di scaricare il loro portato di crisi.
    Le migrazioni e l’esodo di massa di milioni di persone non sono un’emergenza casuale e temporanea, ma il frutto concreto della divisione internazionale del lavoro e delle guerre di depredazione e saccheggio da parte dei grandi paesi capitalistici in Africa, Asia, Medio Oriente; Questi non potranno non delineare profonde mutazioni in tutta l’Europa.
    Per questo siamo convinti che una nuova efficace azione sul piano nazionale sia possibile solo se contemporaneamente vengono attivati tutti gli strumenti che rendono concreto e reale un nuovo slancio di solidarietà e di azione internazionalista; serve un nuovo internazionalismo che si proponga di unire ciò che il capitale divide, stringendo legami di solidarietà ed amicizia fra i lavoratori e le lavoratrici dell’Europa e del Mondo.
    Questo internazionalismo si esprime avendo sempre come punto di riferimento le classi popolari i lavoratori e le lavoratrici dei diversi paesi, i precari, gli inoccupati, i disoccupati,i nuovi schiavi le loro lotte per i diritti democratici e sociali; il punto di partenza è la comprensione dei loro bisogni e il sostegno alle mobilitazioni che promuovono per difendere i loro interessi in piena autonomia e in forte contrapposizione rispetto ai governi che rappresentano le classi dominanti.
  3. Dopo la Grecia, l’Italia è il laboratorio avanzato delle politiche dei gruppi economici e politici dominanti in Europa: il governo Renzi è un esecutivo fedele mandatario delle ricette della Troika e gode dell’appoggio della Confindustria, di tutti i partiti della borghesia e dei media che a queste forze fanno riferimento. A Renzi è stato assegnato il compito di condurre fino in fondo un processo di controriforma politica e sociale, finalizzato a demolire tutte le conquiste economiche e sociali del movimento delle classi lavoratrici del Novecento e a svuotare di contenuto finanche la democrazia rappresentativa e parlamentare (anche se in ultima istanza è comunque funzionale al sistema dominante), giungendo a stravolgere la costituzione italiana nata dalla resistenza.
    Per questo pensiamo che il compito principale sia oggi quello di costruire le resistenze e le lotte contro questo governo del capitale e le sue politiche di austerità. Riteniamo necessario mobilitare la classe lavoratrice nelle sue diverse articolazioni, compresi il mondo dei precari, dei disoccupati e dei giovani, e i diversi movimenti sociali per cacciare Renzi e riconquistare dignità, diritti, futuro.
  4. Il Partito Democratico è la principale voce politica del grande capitale italiano imprenditoriale e finanziario. Renzi ha portato fino in fondo, quanto (ed era molto) hanno fatto i suoi predecessori. Più che mai è necessario, per qualsiasi schieramento sociale e politico che voglia contrastare le politiche dell’austerità, avere una totale autonomia, indipendenza, alternatività e contrapposizione al PD, sia su scala nazionale che su quella locale.
  5. I vertici dei sindacati confederali, anche quello della CGIL, sono stati il veicolo più efficace per far penetrare tra i lavoratori avanzati tutti i luoghi comuni dell’ ideologia liberista “temperata”, anziché mettere in campo forme efficaci di opposizione alle politiche liberiste dei governi passati e dell’attuale governo Renzi.
    Per questo motivo esiste un grande malessere tra le lavoratrici e i lavoratori a cui è necessario fare riferimento politico. Pensiamo che le realtà di classe interne alle confederazioni e quelle esterne, il sindacalismo di base, debbano provare a superare diffidenze e contrapposizioni reciproche e trovare la strada dell’unità d’azione nell’ottica di una pratica di attività intersindacale di classe a partire dal basso nei luoghi di lavoro e, in prospettiva, di creare le condizioni per l’autorganizzazione ed anche per costruire delle nuove forme consiliari nei luoghi di lavoro, che ripristino la democrazia e il controllo diretto dei lavoratori e lavoratrici sui processi produttivi.
  6. Di fronte alla debolezza dell’opposizione alle politiche neoliberiste l’obiettivo diventa quello di costruire un ampio fronte, una coalizione o forum delle opposizioni, sociali, politiche e dei variegati movimenti sociali, studenteschi, ecologisti, femministi: poiché ci sono comuni interessi e evidenti convergenze tra questi soggetti, non è quindi impossibile avere luoghi di confronto permanente fra tutti/e coloro che, collettivamente e individualmente, desiderano battersi contro la xenofobia, il neoliberismo ed il capitalismo.
    Ogni precarietà, ogni licenziamento, compresi quelli politici, dismissione, cassa integrazione, ogni ingiustizia o discriminazione subita e accettata mina alla base l’unità delle classi lavoratrici e dei diversi settori sociali sfruttati ed oppressi. Pertanto, riteniamo che, per opporsi al ricatto padronale, sia fondamentale la costruzione della risposta unitaria, democratica e partecipata di tutti i soggetti sociali, ma sul terreno della lotta al neoliberismo e al capitalismo.
  7. Combattiamo ogni forma di razzismo ogni manifestazione di fascismo e xenofobia. Siamo convinti che l’unico modo per rispondere al clima di paura diffuso nella popolazione sia quello di costruire la mobilitazione attiva e solidale di lavoratori italiani e stranieri per il diritto alla casa, al lavoro, al cibo, all’istruzione ed alla sanità pubblica, ad un ambiente sano,alla cittadinanza ed al diritto di voto universale; all’accoglienza e al diritto di asilo politico riconosciuto a tutti coloro che fuggono da guerre persecuzioni politiche, miseria, disastri ambientali e climatici.
  8. Assistiamo all’abbandono del percorso emancipatorio, compiuto dal movimento femminista, attraverso l’imposizione del ritorno alle mura domestiche e alla “famiglia”,dove si svolge un lavoro di riproduzione non pagato (o sottopagato se svolto dalle lavoratrici straniere), nonché un lavoro di cura che in gran parte supplisce alla crisi delle politiche del welfare.Si afferma subdolamente una sorta di “welfare materno”: a fronte di questa regressione, invece di lottare per un ordine simbolico di genere si affermano da una parte un familismo conservatore attraverso l’enfatizzazione della ‘comunità’ in cui restano invisibili i rapporti di potere tra generi e generazioni,dall’altra parte un’assunzione della “femminilità” in una visione paternalistica di cooptazione della soggettività femminile. Il principio di ‘eguaglianza’troppo spesso diventa omologazione all’ordine patriarcale, che tende a mortificare nelle donne il nesso tra conflitto di genere e conflitto di classe. Anche per le donne il nesso condizione/coscienza passa per la soggettivazione e la lotta al moderno nesso patriarcato/capitalismo invasivo delle vite in particolare delle giovani donne.
  9. E’ necessario unire le lotte in difesa dell’ambiente a quelle legate al mondo del lavoro, poiché rappresentano i due principali fronti dell’opera distruttiva e saccheggiatrice del capitalismo predone, che mette a valore tutto, dalle persone alle risorse naturali, a partire dai modi e dai luoghi di produzione e riproduzione della vita materiale delle persone. Le vere radici dei guasti che incombono sul pianeta sono ancora una volta da ricercare nel sistema economico produttivo capitalistico, col suo modello improntato a sviluppo e crescita illimitati, che si fonda sulla privatizzazione e finanziarizzazione di beni, indispensabili per la vita di tutti, e mercifica risorse per il profitto di pochi a scapito dei molti.
    L’esigenza dell’interconnessione delle lotte nasce proprio da una comune carica antisistemica, maturata nel corso delle tante forme di lotta, accomunate dalla denuncia dell’uso capitalistico del territorio, delle città, dell’ambiente, contro l’assalto del grande capitale finanziario ai beni comuni, contro i suoi investimenti speculativi, e la complicità delle istituzioni conniventi, contro cui perseguire l’armonia tra gli umani, rispettare tutte le forme di vita ed il processo di rigenerazione del vivente, connettere la lotta contro la devastazione ed il saccheggio dell’ambiente alla lotta in difesa dei diritti umani e offrire protezione ed inclusione ai più deboli: soprattutto migranti e nuove povertà.
  10. In questo quadro di grande difficoltà e di ripiegamento politico di molti riteniamo importante e necessario che si costruisca un dialogo e un rapporto politico tra tutte/i coloro che, a partire dalla preminenza dei contenuti anti-austerità e dall’internità al conflitto sociale vogliano costruire dialogo e coordinamento. Questa ricerca unitaria non dovrà rimettere in discussione le proprie appartenenze politiche e ancor più quelle sociali o sindacali, ma anzi contribuire a costruire campagne comuni, iniziative e mobilitazioni in una prospettiva anticapitalista.
    Discutiamo e verifichiamo quali forme di Rete antiliberista e anticapitalista sia possibile oggi costruire, quali ne siano i contenuti, le espressioni territoriali e locali. Pensiamo sia un lavoro in progress per provare a contrastare almeno in parte le dispersioni e le frammentazioni, e costruire un’azione anticapitalista più efficace, che contribuisca a unificare in una prospettiva generale le numerose lotte territoriali e sui luoghi di lavoro.
  11. Per questi motivi pensiamo che l’appello debba rimanere in una forma aperta, emendabile, con la possibilità di modificare ed arricchire i contenuti con nuove proposte e analisi. Costruiremo un primo appuntamento nazionale dove discutere il testo e la proposta di avvio della costruzione di una rete.

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LiberaRete Associazione di Promozione sociale LiberaRete

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