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BREXIT : C’è il razzismo dietro il Leave – Leni Remedios

BREXIT : C’è il razzismo dietro il Leave – Leni Remedios

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POCHI HANNO VOTATO BREXIT PER RAGIONI PROGRESSISTE

Articolo di Leni Remedios per Megachip


Brexit perchèBIRMINGHAM (Regno Unito) – Da europea residente in UK da più di cinque anni mi permetto di fare delle considerazioni.
Tutti noi (e con “noi” intendo forze progressiste che hanno una visione critica sui rapporti di forza globali) siamo consapevoli delle falle di questa Unione Europea.
Concordiamo sull’idea di Europa che vogliamo, che non è quella di Cameron, di George Soros e di Obama, bensì quella che auspica giustamente Giulietto Chiesa nel suo ultimo editoriale su Pandora TV e quella su cui i Labour di Jeremy Corbyn hanno impostato la campagna elettorale di Remain, per quanto criticabili in termini di una leadership non sufficientemente forte nel prendere posizione (anche perché esclusa in gran parte dai media mainstream, va detto, che prima non invitano Corbyn e poi lo criticano per non essere presente nei loro schermi).

Quello che mi preoccupa è la diagnosi che vedo fare dall’esterno su questo voto.
E badate che allo stesso modo la pensano praticamente tutti i connazionali e gli altri europei che vivono qui.

Nel dirvi questo, distinguo nettamente i sentimenti personali dalla valutazione politica, per quanto le due cose abbiano delle connessioni intime e pratiche – presenti e future – rilevanti, per me e per gli altri europei.

Mi permetto di dire che è stato fatto da più parti un grave errore di valutazione politica.
Si dice che questo voto sia espressione di una chiara volontà popolare che ha capito come questa Unione Europea sia un disastro. In poche parole lo si interpreta come un voto anti-establishment. Come se quelli che hanno votato Brexit avessero votato coscientemente contro il TTIP, contro le politiche americane, la NATO etc.

Vi dico che state prendendo un grosso granchio. Niente di tutto questo.
L’elettorato brexiteer che ha scelto Leave coscientemente, in questa direzione, è solo una parte davvero minima.
Guardate i dati sui votanti, in termini di età e di provenienza sociale. La stragrande maggioranza del popolo britannico che ha votato Brexit esprime la working class più povera e meno istruita – in gran parte vecchi – che è stata manipolata anche in maniera davvero molto grossolana dai vari Farage e Johnson, i quali sono la versione britannica dei nostri Bossi e Salvini e ripetono i soliti meccanismi di ricerca del capro espiatorio che abbiamo sempre visto nella storia nei momenti di crisi economica, né più né meno. Dopo il voto hanno praticamente ammesso candidamente di aver mentito al popolo britannico sull’immigrazione e sull’ammontare di soldi che, dopo il divorzio con l’UE, arriverebbe all’NHS, il servizio sanitario nazionale. Un servizio piegato, a sentir loro, dai soldi che vanno all’Unione Europea invece che alle strutture sanitarie ed alle lunghe liste d’attesa dovute proprio alla presenza dei migranti (sorvolando sul fatto che i migranti sono massicciamente presenti nel sistema sanitario anche dall’altra parte, in veste di infermieri, medici, specialisti, etc) .
Hanno detto questo dopo che, ripeto, la maggioranza dei Brexiteers ha votato così proprio per frenare gli immigrati, non per frenare la NATO. Sullo spauracchio immigrazione è stata focalizzata tutta la campagna elettorale. Si è parlato davvero pochissimo di austerity, di politiche economiche, di TTIP, etc. La gente non ha votato Brexit per contrastare queste.
Ora, molti di quelli che hanno votato Brexit sulle basi sopra descritte si sono già pentiti e se potessero rivotare voterebbero Remain, come si evince dalle numerose interviste ad elettori pentiti disperati, dalle varie petizioni per un secondo referendum etc. Ma è troppo tardi.

Il mondo accademico, che ha votato in grandissima maggioranza per Remain, è furibondo. Sono in contatto con ricercatori italiani che sono davvero arrabbiati e preoccupatissimi. Le conseguenze di questo voto saranno enormi per tutti: per i Britannici, perché sono fra i più abili a prendere i fondi dall’Unione Europea indirizzati soprattutto a progetti di innovazione tecnologica. Per i ricercatori locali ed europei, ovviamente, perché d’ora in poi ci sarà l’incognita sulla libera circolazione dei ricercatori all’interno delle accademie europee e sulle tasse che gli studenti continentali dovranno pagare in più nel Regno Unito. Per i vostri figli e nipoti che faticano e faticheranno ad accedere alla ricerca in Italia su basi meritocratiche. Sapete senz’altro quanti siano i nostri cervelli in fuga qui: ad Oxford, Exeter, Birmingham, Glasgow, Aberdeen, ovunque ci sono gli italiani meritevoli, delusi dalla nostra società corrotta, rifiutati, che sono stati attirati da una Gran Bretagna che, fra tanti difetti, ha sempre però premiato i meritevoli, qualsiasi sia il loro retroterra, no matter what. Hai le qualifiche, hai i meriti? Allora ti spetta il posto, non importa di che colore sia la tua pelle e dove tu sia nato.

Ora, chiarito questo, sappiate che non è che tutto si fermi lì. La montante xenofobia ed il razzismo becero che è emerso avranno un peso enorme nella vita futura del paese e dell’Europa tutta.

Il danno è fatto. La tensione sociale che si respira qui, almeno come la percepiamo noi, ha tutta l’aria di un conflitto insanabile, di una lacerazione che sarà veramente dura da guarire. Sta lacerando famiglie, comunità intere. Sono tutti sotto shock, arrabbiati, delusi e confusi sul proprio futuro.
Ma non si ferma al locale, la maglia si allarga: questo non sta facendo altro che rendere le destre xenofobe, sia britanniche che europee, sempre più sicure di sé, come d’altronde avete già avuto modo di apprendere a riguardo di paesi come la Francia o nell’Europa dell’Est. Sarà difficile risollevarsi da questa europa xenofoba e lacerata. Ci vorrà un tremendo sforzo.

Paul Mason ci aveva messo in guardia su questo. Aveva ragione.

Ribadisco: non cadete nella trappola, questo voto non è affatto espressione di un popolo illuminato.
Sicuramente è stato uno schiaffo a Obama e soci. Ciò è un bene.
Ma a quale prezzo.

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LiberaRete Associazione di Promozione sociale LiberaRete

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