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ANTIFASCISMO : La storia di Nicolò arrestato a Torino per il corteo contro CasaPound

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LA STORIA ANTIFASCISTA DI NICOLO’ INCARCERATO PER CONCORSO MORALE

Un video per raccontare come si può finire in carcere per le proprie idee

Aricolo di Pietro Venier


Le mie idee antifascisteIl video diffuso da InfoAut a sostegno della campagna #Nicolibero non può lasciare indifferenti. Siamo di fronte ad una brutta storia che non ha avuto ancora una conclusione. Nicolò è stato arrestato per “concorso morale” in fatti avvenuti durante la manifestazione a Torino contro i neofascisti di CasaPound. Come ricostruisce il video, in febbraio, gli antifascisti torinesi si mobilitarono per dare corpo alla indignazione diffusa contro l’azione politica ed addirittura elettorale di una organizzazione che, a termini di Costituzione, dovrebbe essere fuorilegge. In quelle ore in tutta Italia si sentiva la necessità di dimostrare che l’agibilità completa che i neofascisti avevano avuto, anche dal Governo, non era accettabile. Ci fu quindi il corteo e ci furono anche degli scontri con la Polizia schierata a difesa del comizio di Casa Pound. Durante quei momenti di tensione pare siano successi degli atti meritevoli di attenzione da parte della magistratura. Questo però non riguarda Nicolò in quanto il suo arresto, denuncia il suo legale, non è connesso a specifici atti da lui compiuti ma al solo fatto che egli è stato presente a quegli scontri che hanno contrapposto il Corteo e la Polizia. E’ questo il “concorso morale” di cui è accusato e per cui dopo molti mesi di carcere, ora è ancora ristretto ai domiciliari. E’ un meccanismo che spesso si è riproposto nella storia d’Italia. La giustizia ha avuto nel “concorso morale” lo strumento che le ha consentito molte volte di colpire non il crimine o l’atto illecito ma reprimere un contesto politico e sociale che si riteneva complessivamente pericoloso. Quando succede siamo di fronte alla negazione dello stato di diritto che si basa sulla responsabilità penale personale e non collettiva. Dobbiamo saper vedere e contrastare ogni rischio di deriva autoritaria e repressiva e questo video ci aiuta a capire cosa sta succedendo. L’atteggiamento della Polizia, denunciato dalla madre e dalle amiche della sorella, è inaccettabile perchè vessatorio ed intimidatorio. La pretesa di “pentimento” in cambio di un trattamento meno rigido va contro la dignità della persona, inutilmente, detenuta.  La genericità delle accuse è sintomo di una azione giudiziaria che mira più a trovare un capro espiatorio o indicare un obiettivo che a reprimere comportamenti eventualmente criminali o illeciti. Si può concordare o meno con le idee di Nicolò e le pratiche del gruppo in cui milita ma la sua storia non è solo sua e non riguarda solo una parte. Quando sotto processo non vanno i fascisti ma coloro che li avversano allora abbiamo passato una linea che mette in discussione la libertà di tutte e tutti noi.

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