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AMBIENTE – Plastica: da materiale miracoloso a problema critico

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UN MARE DI PLASTICA MINACCIA L’INTERO ECOSISTEMA

Nel 2050 nei mari ci sarà più plastica che pesci nei mari, è il momento di cercare una soluzione


La plastica sta diventando un problema serio. In meno di cent’anni, questa rivoluzionaria scoperta è stata usata nei modi più svariati entrando prepotentemente nella vita quotidiana di chiunque. Ormai è ovunque: le nostre auto sono formate per la gran parte di plastica, la nostra tenda per il campeggio è di plastica, i giochi sono di plastica, la vaschetta dei pomodori è di plastica, persino i nostri vestiti sono costituiti in parte anche da microplastiche. La plastica è ovunque ed ha risolto moltissimi problemi ma ora ce ne sta ponendo un altro, totalmente nuovo: il suo smaltimento. tartaruga

L’enorme produzione mondiale di plastica (nel 2014 è stata superata la soglia dei 300 milioni di tonnellate prodotte in un anno e la cifra continua a salire) e il suo riciclo così difficoltoso e poco diffuso, fanno sì che ogni anno milioni di tonnellate di plastica finiscano in mare andando ad alimentare le gigantesche isole di rifiuti che fluttuano al centro dei nostri mari. Il problema è serio: la Ellen MacArthur Foundation stima che se non si inverte la rotta al più presto entro il 2050 nel mare ci sarà più plastica che pesci. Il nodo della questione è alla base del concetto stesso con cui utilizziamo questo materiale: utilizzare un prodotto che per degradarsi ha bisogno di centinaia di anni per produrre una cannuccia da usare sì e no per cinque minuti è un’azione tanto insensata quanto bruciare un bosco intero per far bollire l’acqua nella pentola. Manca la consapevolezza del guaio che questo materiale provoca e bisogna agire ora prima che le conseguenze siano irrimediabili. uccello

Le notizie sui danni che la plastica provoca all’ambiente, volenti o nolenti, sono arrivati alle orecchie di tutti. È risaputo che questa in mare si disintegra in microparticelle che vengono ingerite dai pesci entrando così nella catena alimentare e si sa che queste gigantesche isole di rifiuti contribuiscono perfino al cambiamento climatico in corso. Ma a nessuno importa davvero ed è comprensibile. Il fatto è che questo problema ambientale, così come altri, viene percepito come distante e lontano dalla nostra vita quotidiana. Non avendo la possibilità di vedere nell’immediato le conseguenze delle nostre azioni è normale che la gente faccia finta di nulla. Come si può spiegare ad un sessantenne qualunque che se non si spinge tutti insieme per fermare questo disastro ambientale, tra una cinquantina d’anni o forse più saremo in guai seri? Come si può andare da un trentino a spiegargli che se non butta la plastica nel cassonetto questa prima o poi arriva al mare dove diventa un problema, se lui il mare forse non lo ha neanche mai visto?plastic
Le conseguenze di questo totale menefreghismo sono già sotto gli occhi di tutti ma sono ancora troppo lievi perché la gente se ne renda conto e molto probabilmente si comincerà realmente a cercare delle soluzioni quando ormai sarà troppo tardi, se già non lo è. Per combattere quella che deve essere la vera battaglia del 21esimo secolo bisogna dunque cominciare dalla comunicazione. Se non si trova il modo di far comprendere alla gente le conseguenze delle loro azioni tanto vale allora lasciar perdere e continuare a inquinare, sperando di abbandonare il pianeta prima che lui abbandoni noi.

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