Home Società Ambiente OVERSHOOT DAY – Il 1 agosto avremo consumato tutto quello che potremmo consumare

OVERSHOOT DAY – Il 1 agosto avremo consumato tutto quello che potremmo consumare

121
0

OVERSHOOT DAY: OGGI CI DOVREMMO FERMARE

La campagna Global Footprint Network spiega come l’Umanità sta dilapidando le risorse del Pianeta Terra

di Pietro Venier


impronta planetariaStiamo consumando come se avessimo quasi due pianeti a disposizione. E’ questa la drammatica denuncia che ci arriva dalla campagna Global Footprint Network. Overshoot day significa infatti che il 1 agosto avremo consumato tutto ciò che la terra è in grado di rigenerare ogni anno. Paradossalmente, ma non troppo, dovremmo quindi smettere di mangiare, di viaggiare, di scaldarci, di raffreddarci e metterci in attesa che arrivi il 1 gennaio. Dato che la nostra specie non va in letargo l’unica soluzione razionale sarebbe quella di consumare di meno e di consumare meglio salvaguardando quelle risorse che non sono infinite ma drammaticamene sempre più limitate. Il 1 agosto inoltre è una data media per l’intera umanità. Se consumassimo come i vietnamiti saremmo quasi in equilibrio. L’Italia invece esaurisce la sua quota di risorse razionalmente disponibili già il 24 maggio…. Insomma in 5 mesi bruciamo quello che dovremmo utilizzare in 12. Per reagire a questa situazione servono politiche globali che impongano una seria svolta nel modo di produrre, distribuire e consumare. Ogni oggetto che passa per le nostre mani è stato prodotto utilizzando spazio, risorse ed ambiente. Lascia quindi una “impronta” che la natura deve avere la possibilità di cancellare. Se non consentiamo che questo accada molto presto non potremo più contare sulla capacità del nostro Pianeta di “riparare” alle ferite che noi gli provochiamo. Sono molte quindi le ragioni che spingono gli ambientalisti a mobilitarsi in occasione di questo giorno particolare. Tra le organizzazioni che in queste ore stanno lanciando appelli ed iniziative il WWF di cui pubblichiamo un importante comunicato. Avere la consapevolezza del momento è il primo passo per poter cambiare.

Per info sulla campagna : https://www.footprintnetwork.org/


 Il comunicato del WWF Italia

Oggi meno del 25% della superficie complessiva delle terre emerse del nostro pianeta sono in una situazione naturale

WWF: urgente un piano globale per la difesa della biodiversità planetaria, il nostro capitale naturale

L’umanità utilizza risorse naturali più velocemente di quanto gli ecosistemi della Terra siano in grado di rigenerare: il 1 agosto 2018 secondo gli esperti  del Global Footprint Network avremo consumato le risorse naturali che il nostro Pianeta è in grado di rigenerare in un anno. Dal 2 agosto, staremo simbolicamente erodendo il capitale (naturale) del pianeta.

“In pratica è come se stessimo usando 1,7 Terre – sottolinea Gianfranco Bologna, Direttore Scientifico WWF Italia – . Secondo i calcoli del Global Footprint Network il nostro mondo è andato in overshoot nel 1970 e da allora il giorno del sovrasfruttamento è caduto sempre più presto. Il deterioramento dello stato di salute degli ecosistemi e della biodiversità presenti sulla Terra continua a crescere – continua il direttore scientifico del WWF Italia – . Le ricerche più autorevoli ci documentano che allo stato attuale il degrado dei suoli della Terra dovuto all’impatto umano sta esercitando un ruolo fortemente negativo sul benessere umano, in particolare per almeno 3.2 miliardi di individui, e sta contribuendo alla sesta estinzione di massa della ricchezza di biodiversità della Terra. La valutazione del costo complessivo di questo degrado, causato dalla perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici, viene valutato in più del 10% del prodotto lordo mondiale. Al 2014 più di 1.5 miliardi di ettari di ambienti naturali sono stati convertiti in aree coltivate. Oggi meno del 25% della superficie complessiva delle terre emerse del nostro pianeta sono in una situazione naturale. Secondo gli esperti si stima che, al 2050, questa quota potrebbe scendere al 10%, se non si agisce significativamente per invertire la tendenza attuale”.

Nemmeno gli ecosistemi marini sono esenti dall’impatto dell’azione umana. Il recentissimo lavoro, apparso la scorsa settimana, di alcuni tra i grandi ecologi marini e biologi della conservazione di fama internazionale (Jones Kendall ed altri “The Location and Protection Status of Earth’s Diminishing Marine Wilderness” apparso sulla rivista scientifica “Current Biology”) ha cercato di individuare lo stato della naturale integrità degli ecosistemi marini, tenendo conto dell’analisi, anche sinergica, di 15 fattori di pressione dovuti all’intervento umano. Ne risulta che, allo stato attuale, è possibile indicare che solo il 13.2% (che copre circa 55 milioni di kmq) di tutti gli oceani del mondo hanno una situazione di wilderness marina, e queste aree sono situate soprattutto nei mari aperti dell’emisfero meridionale e alle estreme latitudini.

WWF ricorda che l’obiettivo di evitare, ridurre e invertire l’attuale degrado di suoli mondiali è prioritario per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (i 17 Sustainable Development Goals, SDGs) contenuti nell’Agenda 2030 che è stata approvata da tutti i paesi del mondo nel settembre 2015. Gli esperti dell’IPBES – l’organismo più autorevole a livello internazionale che analizza la situazione dello stato della ricchezza della vita sulla Terra e che indica proposte concrete per invertire la rotta – lo affermano molto chiaramente: il degrado del suolo, la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico costituiscono tre facce della stessa sfida che deve essere risolta con urgenza: il crescente e dannoso impatto che le nostre scelte, soprattutto dei più ricchi del pianeta, esercitano sulla salute del nostro ambiente naturale.

Nei prossimi trent’anni si stima che almeno 4 miliardi di persone vivranno in zone aride e i problemi del continuo degrado del suolo, con la perdita di biodiversità e gli effetti dei cambiamenti climatici, forzeranno a migrare una cifra molto varia, che potrebbe raggiungere fino ai 700 milioni di esseri umani. Le prospettive per le attività agricole sono preoccupanti: la combinazione del degrado del suolo e del cambiamento climatico potrebbe condurre entro il 2050 da una media del 10% fino al 50%, in alcune regioni, di riduzione della produzione agricola. Tutto cio’ amplificato dalla crescita demografica: l’Africa ha oggi una popolazione umana che si aggira su 1.25 miliardi di abitanti e nel 2050 sarà raddoppiata, secondo la variante media di crescita prevista dall’ONU, raggiungendo quindi quasi 2.5 miliardi. 

 Il WWF ritiene che sia urgente e necessario un piano globale per la difesa della biodiversità planetaria che costituisce la base fondamentale, il capitale naturale, della ricchezza e del benessere dell’umanità e quindi la necessaria garanzia per il futuro della nostra generazione e di quelle successive.

(121)

tags:

LEAVE YOUR COMMENT

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Vai alla barra degli strumenti