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CASA A MILANO: La lotta di 72 famiglie tra sgomberi e ricollocamento

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72 FAMIGLIE IN LISTA PER ASSEGNAZIONE CASA POPOLARE RISCHIANO LO SGOMBRO DA UN IMMOBILE ABBANDONATO E OCCUPATO DA DUE ANNI

La Prefettura ordina lo sgombero del “residence sociale “ in Via Oglio che ospita circa 200 persone. Il Comune esegue un Censimento, ma non risulta ancora alcuna garanzia sulla loro ricollocazione.

Interviste a cura di Alfredo Comito    LiberaRete-Libera.tv

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39120532_2044992809054793_3077794841581584384_nMILANO – A Milano si registrano oltre 10.000 alloggi popolari sfitti e sono oltre 20.000 gli aventi diritto in lista di attesa. A questi si aggiungono i senza tetto che da anni ormai si sono adattati a vivere per le strade o nelle auto e che costituiscono a volte la drammatica cronaca dei telegiornali durante i mesi più freddi dell’anno. In Via Oglio, un immobile abbandonato e luogo di spaccio, è stato occupato e riabilitato a residence sociale da un collettivo che porta il nome di ALDO DICE 26×1. “Un nome importante” ci dice Walter Gelli della Confederazione Unitaria di Base, “era il motto del comandante dei partigiani quando 26×1 significava 26 meno 1 e voleva dire la liberazione del 25 Aprile”. Il collettivo ospita 72 famiglie colpite da sfratto incolpevole per l’impossibilità  a pagare il mutuo o addirittura le spese condominiali a causa della perdita del lavoro o della diminuzione del salario familiare. Il collettivo collabora con la Unione Inquilini milanese e si è attivato per aiutare le famiglie nel superare con dignità la lunga e difficoltosa traversata che conduce dallo sfratto alla assegnazione concreta dell’alloggio popolare, spesso costellata da disperazione, solitudine e carenza dei servizi sociali. Non è un caso, infatti, che le istituzioni della città, attraverso il filtro della Unione Inquilini, abbiano individuato proprio in questo collettivo sociale il ricovero di famiglie sfrattate e perfino di 20 senza tetto ospitati gratuitamente nel 2017 in concerto col Comune di Milano nel quadro della operazione “Anti-freddo”.

L’immobile di Via Oglio era stato costruito come Casa dello Studente, ma la ditta appaltatrice fallì e la struttura, benché terminata, non fu mai assegnata. Venne messo all’asta e passò di mano in mano senza però essere mai utilizzato per il vincolo d’uso connesso all’edificio. Nel frattempo viene usato come luogo di spaccio dalla criminalità locale sino a quando il collettivo ALDO DICE 26×1 lo occupa e ne inizia la ristrutturazione per uso sociale.

Dopo due anni di attività del residence sociale, la prefettura ha emesso un ordine di sgombero per il 27 agosto che pone in angoscia le 72 famiglie che vi risiedono. Il Comune di Milano ha poiLiberaTv Aldo Dice.Movie_Istantanea richiesto un censimento dei residenti della struttura eseguito il 13 agosto, e gli interessati si augurano che possa servire per ritardare lo sgombero o scongiurarlo. In effetti, la Legge Minniti prevede che uno sgombero come quello in calendario per il 27 agosto, sia eseguito solo in caso ci sia una ricollocazione dignitosa per le famiglie interessate. In caso non sussistano le condizioni, non potrà essere eseguito. Ma nessuno fra i residenti è tranquillo. “Lo scopo di questo censimento potrebbe essere duplice” ci dice Wainer Molteni di ALDO DICE 26×1. “Il primo scopo potrebbe essere quello di censire le situazioni critiche all’interno del residence (…) per gestire lo sgombero sistemando nei container o in comunità” questi casi, “in alternativa, se l’assessore Maiorino dovesse ammettere davanti alla Prefettura che non ci sono le condizioni di abitabilità per tutti (…) allora potrebbe succedere veramente il miracolo”.

I miracoli spettano ai santi, si sa, ma in questo caso i residenti si augurano che giunga anche dal coraggio e dal buon senso degli umani amministratori pubblici milanesi che in questi anni, grazie proprio alla azione gratuita fornita dal residence sociale, hanno risparmiato alcuni milioni di euro altrimenti spesi per il ricovero e l’accoglienza di famiglie e cui viene negato un diritto a loro riconosciuto.

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Dal sito di ALDO DICE 26×1  pubblichiamo il loro articolo: 

ORA I PANNI SPORCHI LI LAVIAMO IN PIAZZA
L’esperienza di Aldo dice 26×1 nasce a Sesto San Giovanni l’8 febbraio 2014 con l’occupazione dell’ex Ercole Marelli.
Si evolve e prosegue dopo lo sgombero nell’ex sede dell’Alitalia occupata il 18 marzo 2014.
Il 22 giugno 2016 veniamo sgomberati da Sesto e decidiamo di spostarci a Milano nella struttura abbandonata da otto anni in via Oglio 8, da noi occupata preventivamente il 15 giugno.
Sin da subito con la sinergia di diverse realtà, Unione Inquilini Milano, Clochard alla Riscossa e Comitato diritto alla casa Niguarda, prende forma il progetto di reinserimento abitativo che nel corso degli anni ha portato a :
– oltre 3000 persone senza casa ospitate
– circa 20 milioni di euro risparmiati alla cittadinanza
– oltre 100 reinserimenti abitativi in ERP e diverse decine in ambito di edilizia privata o a canone concordato
– 5 minori non accompagnati, quattro mandati dal centro d’accoglienza di Via Corelli e uno da una Comunità. Ad oggi due di loro vivono ancora qui
– diverse le persone che sono entrate nel progetto, perchè inviate direttamente da assistenti sociali, forze dell’ordine, associazionismo del terzo settore, singoli cittadini, realtà autorganizzate
– oltre mille concerti gratuiti con artisti anche internazionali
– migliaia di pasti gratuiti distribuiti grazie all’operazione “mensa sotto le stelle” da noi organizzata
– migliaia di sacchi a pelo raccolti e distribuiti in tutta Italia con l’operazione “Un sacco di vita”, raccolti grazie alla sensibilizzazione di singoli e realtà organizzate
– grazie alla rete di relazione che siamo riusciti a creare nel territorio di zona 4 abbiamo ospitato quasi settimanalmente le diverse realtà di quartiere
– senza in alcun modo gravare sul Comune di Milano nel 2017 abbiamo ospitato e sfamato venti senzatetto a sera, inviati ufficialmente dal Comune stesso. Per alcuni di loro è iniziato il percorso per avere una casa
– abbiamo organizzato a titolo gratuito cene, concerti, corsi ( teatro, musicali e strumentali, palestra..), ospitato riunioni nazionali e cittadini da tutto il mondo, dato uno spazio ad associazioni e progetti senza sede
– in collaborazione con altre realtà siamo riusciti a condividere i vestiti e i mobili che abbiamo raccolto nel nostro mercatino del baratto
Sin da subito siamo stati disponibili ad un dialogo col Comune e proprietà per trovare una soluzione stabile e continuativa del progetto. Addirittura alcuni assessori e consiglieri hanno visitato il posto e conosciuto gli abitanti.
Abbiamo avuto diversi incontri ufficiali con esponenti del Comune, che si sono sempre resi a parole disponibili a trovare un accordo, constatando l’importanza della nostra esperienza.
Il problema che le loro parole sono rimaste tali, infatti alcuni giorni fa in maniera fortuita abbiamo appreso che il censimento imposto il 13 agosto era un escamotage per le ultime verifiche in vista dello sgombero fissato a fine mese.
In questi mesi durante gli incontri si è parlato di diverse opzioni, tante promesse e tante belle parole, mentre adesso in maniera inaspettata si inasprisce la situazione, col rischio di minare il progetto “Aldo dice 26×1″ e di conseguenza stravolgere la vita dei circa 200 abitanti.
Visto il comportamento delle istituzioni competenti non abbiamo fiducia nelle eventuali proposte di ricollocazione degne per gli abitanti, poichè è evidente che abbiamo un diverso modo di definire il concetto di “degno”.
Per noi significa una casa, per loro eventualmente container, comunità fuori Milano, con conseguente smembramento della famiglia oppure centri di prima accoglienza.
Aldo dice 26×1 è evidentemente una risorsa per la città, che le istituzioni prima hanno utilizzato e adesso ci sbattono in mezzo ad una strada credendo di far terminare il progetto.
Non si è mai voluto trovare una soluzione reale, ne siamo consapevoli, infatti non ci troverete impreparati, perchè ora più che mai crediamo nella forza e nell’utilità dei nostri obiettivi.
Se qualcuno ha scambiato il bisogno di un tetto per un problema di ordine pubblico ai nostri posti ci troverà.
Aldo dice 26×1 non muore, la lumaca ha trovato la sua strategia

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LiberaRete Lombardia Profilo del gruppo lombardo dell'associazione LiberaRete che opera su Libera.Tv

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