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Il 1° maggio è passato: lo sfruttamento continua

Il 1° maggio è passato: lo sfruttamento continua

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04/05/2016

Diminuisce l’occupazione e il sistema produttivo italiano è in declino continuo da troppo tempo. Si riduce l’aspettativa di vita e aumenta l’età pensionabile. Il sistema sanitario è allo stremo per la riduzione degli investimenti e per malagestione e corruzione. Con il jobs-act la precarietà aumenta e diventa ormai la “normalità” nel rapporto di lavoro. La povertà aumenta in modo eclatante e investe non soltanto i disoccupati ma anche fasce sempre più ampie di pensionati e lavoratori. Le spinte verso la xenofobia e il razzismo aumentano mentre nei nostri mari si continua a morire e si alzano muri e reticolati tra gli stessi paesi europei. La finanza internazionale e le “istituzioni” che la rappresentano (la cosiddetta troika) continuano a strozzare intere popolazioni e paesi come la Grecia, mentre si continua a perseguire la politica dell’austerity, privatizzando tutto, finanziando banche e riducendo stato sociale, salari e pensioni.  La guerra avanza ed è alle nostre porte, anzi è ormai dentro i nostri paesi che si ritenevano immuni dal cataclisma che negli ultimi decenni ha investito l’intero globo e che si chiama “globalizzazione”, la liberalizzazione degli interessi del capitale, della finanza internazionale, di chi rappresenta meno dell’1% della popolazione mondiale.

Ed è arrivato, come tutti gli anni, il 1° Maggio. Per qualcuno una Festa da celebrare con musica, fave e pecorino, per tanti una normale giornata di lavoro, per altri ancora da passare fuori i cancelli di fabbriche chiuse e posti di lavoro che non ci sono più.

La politica della comunicazione dei partiti di governo, ieri alla Berlusconi e oggi alla Renzi, si affanna a distrarre il popolo italiano con promesse che tutti sanno essere inattendibili e a risolversi in bolle di sapone. Ieri il Berlusca prometteva 1 milione di posti di lavoro, oggi Renzi pronmette miliardi  per la Ricerca ed il Turismo, e questa è solo l’ultima del “ragazzo dei selfie”. Ieri come allora gran parte dei partiti continuano a raccontare fandonie, certi che il popoli italiano dimenticherà facilmente le promesse di ieri per ascoltare e ricominciare a credere in quelle di domani.

Ma se ieri le condizioni economiche lasciavano un margine di sopravvivenza anche a chi viveva ai margini della società, oggi la povertà galoppa senza alcun limite e le condizioni di vita e di lavoro si fanno sempre più pesanti.
E’ indispensabile reagire. Per costruire una ipotesi di uscita da questo stato di cose serve un’alternativa credibile e uno strumento sindacale e sociale adeguato e determinato, prima ancora che quello politico.  Per questo Cgil, Cisl e Uil e le loro politiche di concertazione, collaborazione e condivisione dei principi stessi dello sfruttamento economico e sociale di milioni di persone, sono oggi da abbandonare, da superare, da sostituire con strumenti di rappresentanza e di partecipazione diversi.
Serve conflitto sociale e non pace sociale! La pace sociale è necessaria a chi ci governa e a chi governa l’economia per continuare a sfruttare il lavoro ed assicurare guadagni sempre più ampi alla finanza internazionale e a pochi grandi gruppi economici.
Per questo USB si candida oggi ad essere la vera alternativa sindacale in questo paese per i prossimi anni.
Per questo USB aderisce e partecipa allo sviluppo della Federazione Sindacale Mondiale (WFTU).
Per questo motivo USB sta crescendo, giorno dopo giorno e oggi rappresnta tantissimi lavoratori e lavoratrici che credono che il cambiamento sia possibile, che aderiscono e partecipano per realizzarlo.
Per questo il 3 aprile scorso a Milano, in una grande Assemblea di quadri e delegati sindacali, USB ha lanciato una Piattaforma i cui contenuti rappresentano gli obiettivi di un percorso di lotta, di mobilitazione e di cambiamento.

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USB

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