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VOGLIO LAVORO E STATO SOCIALE: UNA PIATTAFORMA, UNA FIRMA!

VOGLIO LAVORO E STATO SOCIALE: UNA PIATTAFORMA, UNA FIRMA!

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08/05/2016

VOGLIO LAVORO E  STATO SOCIALE

L’Italia è sempre più coinvolta nei teatri di guerra internazionali, con un ruolo che travalica i confini del dettato costituzionale. Continuiamo a ritenere che la guerra non sia la risposta alle crisi internazionali e che l’impegno bellico sottragga importanti risorse allo stato sociale e alla possibilità di occupazione, aggravando così i già pesanti tagli di servizi, diritti e democrazia determinati dalle politiche antisociali imposte dall’Unione Europea.

USB vuole provare a recuperare gli spazi di stato sociale sottratti dalle scelte di austerità, imposte da Unione Europea, Banca Europea e Fondo Monetario Internazionale promuovendo una campagna nazionale  con  mobilitazioni e iniziative di lotta che coinvolgano lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini, per imporre al Governo, al Parlamento e a tutte le istituzioni scelte politiche di investimenti che creino occupazione stabile per restituire dignità al lavoro e al welfare.

PIATTAFORMA PROGRAMMATICA DELLA USB

L’attacco alla cosa pubblica è ormai sotto gli occhi di tutti: dal furore accentratore contenuto nella riforma costituzionale, ai decreti sulle aziende pubbliche partecipate e sui servizi pubblici locali, alla dismissione dei servizi nelle province, conseguenti alla loro riforma, al blocco delle assunzioni nei settori pubblici, al taglio dei fondi alle sanità regionali e ai comuni, che ha prodotto aumento dei ticket e riduzione/privatizzazione dei servizi (vedi prima infanzia).
Nessun settore si è salvato: dal costante definanziamento delle università, degli istituti di ricerca pubblici, alla “buona scuola”, alla cancellazione dei fondi sociali e per la non autosufficienza, alla riforma in itinere del terzo settore, che introduce di fatto il volontariato gratuito come nuova forma di lavoro, all’affievolimento delle norme a tutela dell’ambiente.
I servizi pubblici sono divenuti così, attraverso gli appalti, territorio di conquista del capitale finanziario e, molto spesso, della malavita organizzata, producendo uno scadimento nella qualità degli stessi e nelle condizioni materiali di coloro che vi operano, oltre a produrre vaste aree di corruzione dentro le pubbliche amministrazioni e fra gli amministratori.
Serve introdurre un segnale di controtendenza. Per questo proponiamo.

•    Lo Stato torni ad essere promotore di buona occupazione.
•    Nessun reddito da lavoro può essere sotto la soglia di povertà, a prescindere dall’orario di lavoro prestato.
•    Nessuno deve restare sotto la soglia di povertà: introduzione del Reddito minimo garantito.
•    Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.
•    Recupero di un ruolo pubblico nell’economia, ristrutturando e rilanciando settori strategici, (vedi siderurgia, telecomunicazioni, agroindustria), attraverso la loro nazionalizzazione e la riconversione delle attività industriali inquinanti.
•    Varo di un piano straordinario di assunzioni per assicurare un vero ricambio generazionale in una delle pubbliche amministrazioni più vecchie d’Europa; messa in sicurezza del territorio, valorizzare il patrimonio artistico e culturale; risolvere la piaga del precariato storico nella pubblica amministrazione e nella scuola con la stabilizzazione di tutti i precari, ricollocazione di tutto il personale in esubero dalle province e l’assunzione dei vincitori e degli idonei dei concorsi pubblici inseriti in graduatorie tuttora valide.
•    Le aziende pubbliche che gestiscono beni comuni e servizi pubblici locali (acqua, luce, gas, rifiuti, asili nido, trasporti, ecc.) vanno mantenute o fatte tornare pubbliche sotto lo stretto controllo democratico dei territori di riferimento; vanno reinternalizzati tutti i servizi  e i lavoratori esternalizzati con appalti.

•    La sanità deve essere pubblica, abolizione dei ticket e delle liste d’attesa.
•    Obbligo di esclusività del rapporto di lavoro di medici e operatori sanitari, contro la libera professione dentro gli ospedali pubblici che ha creato una sanità privata nelle strutture pubbliche.
•    Alla luce delle grandi speculazioni effettuate dai capitali privati, bisogna abbandonare gli strumenti della finanza di progetto (project financing) nella realizzazione degli ospedali. Serve prevedere il finanziamento pubblico nella costruzione delle strutture pubbliche.
•    Occorre rafforzare la prevenzione attraverso investimenti pubblici per il potenziamento dei servizi di base territoriali; la riabilitazione deve tornare pubblica.
•    Rafforzamento della lotta alla corruzione, recuperando processi decisionali partecipati e trasparenti eliminando i metodi di gestione “aziendalistica” della sanità pubblica.

Nel settore dell’istruzione/formazione proponiamo.
•    La messa in sicurezza degli edifici scolastici.
•    Investimenti pubblici su nidi e scuola dell’infanzia in tutti i territori.
•    Scuola pubblica gratuita fino al diploma di scuola media superiore.
•    Rette universitarie legate al reddito effettivo.
•    Cancellazione della Riforma “La Buona Scuola”.
•    Adeguate risorse agli istituti di ricerca pubblica.
•    Reinternalizzazione di tutti i servizi dati in appalto nelle scuole.

E’ nelle tante periferie urbane che si scarica il disagio prodotto dalle politiche inique fin qui adottate: tassi di disoccupazione giovanile e femminile altissimi, abbandono scolastico, sfratti derivanti dalla perdita del lavoro o da precarie condizioni economiche (3 milioni di case vuote, al netto delle seconde case, 3 milioni di famiglie in difficoltà per pagare l’alloggio), distacchi di servizi pubblici essenziali (come l’acqua) a persone in gravi difficoltà economiche, assenza di servizi di trasporto pubblico locale efficienti, di centri di aggregazione sociale, degrado urbano. Da queste periferie deve partire la riscossa.
Per questo proponiamo.
•    Ripubblicizzazione di tutti i servizi territoriali con la previsione di tariffe agevolate per fasce di reddito.
•    Investimenti sul trasporto pubblico locale contro le privatizzazioni e per migliorare le condizioni di vita dei pendolari.
•    Spazi pubblici di socializzazione e di offerte culturali di quartiere.
•    Abolizione della Bossi-Fini e del nesso “permesso di soggiorno – contratto di lavoro” per garantire pari diritti a tutti, indipendentemente dalla nazionalità.
•    Piano nazionale straordinario di 1 milione di alloggi di edilizia pubblica (anche attraverso la conversione del patrimonio edilizio inutilizzato ed il riuso di quello sfitto), blocco degli sfratti e nuova normativa sull’equo canone.

Serve rimettere in campo buona occupazione. Per questo proponiamo.
•    Abolizione della legge 30 e di tutta la  normativa che ha distrutto la legislazione del lavoro, da ultimo il  Jobs Act e tutte le forme di lavoro precario.
•    Unico contratto di riferimento per il lavoro dipendente a tempo indeterminato con applicazione dell’art.18 così come previsto prima dei provvedimenti Fornero e del jobs-act.
•    Reintroduzione del collocamento obbligatorio.
•    Norme di garanzia per i lavoratori degli appalti, per il mantenimento – nel cambio di appalto – del posto di lavoro, dell’anzianità di servizio e dell’applicazione del contratto di settore (cd “clausola sociale).
•    Vere misure per la sicurezza sul lavoro.

Questo è  possibile anche ”liberando occupazione”.
Per questo proponiamo.
•    Cancellazione della controriforma Fornero delle pensioni.
•    Rivalutazione piena delle pensioni in essere.
•    Abolizione delle norme legate all’aspettativa di vita e del sistema di calcolo contributivo.
•    Pensione di anzianità con quota 96 (minimo 60 anni di età) o con 40 anni di contributi indipendentemente dall’età e pensione di vecchiaia a 60 anni per le donne e a 65 anni per gli uomini.
•    Ricongiunzione dei contributi non onerosa.
•    Pensioni minime a € 800,00 netti mensili.

Per finanziare ed attuare le proposte contenute nella Piattaforma programmatica della USB si può attingere al recupero dell’evasione ed elusione fiscale e contributiva e alla repressione della corruzione, vere piaghe sociali che sottraggono al bilancio pubblico almeno 350 miliardi all’anno, attuando una lotta senza quartiere al lavoro nero, a imprenditori senza scrupoli e ai corrotti della pubblica amministrazione, alla riduzione delle spese militari.  Per questo proponiamo anche.
•    Rilancio di una tassazione progressiva sui redditi, sia da lavoro che finanziari, che attui una rivoluzionaria redistribuzione del reddito, anche per consentire una riduzione drastica delle imposte sui consumi di prima necessità, incrementando al contrario la tassazione sui generi di lusso.
•    Riforma dell’ISEE per garantire l’accesso – oggi spesso negato – ai servizi a chi ne ha più diritto.
•    Abolizione della “Voluntary Disclosure” e di ogni sanatoria per chi ha illegalmente portato capitali dall’estero.

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