Home Territori Lombardia MILANO: Attacco squadrista ai migranti a Palazzo Marino – Via Padova risponde NOI CI SIAMO

MILANO: Attacco squadrista ai migranti a Palazzo Marino – Via Padova risponde NOI CI SIAMO

323
1

ATTACCO SQUADRISTA AI MIGRANTI

AGGREDITA DA CIRCA TRENTA GIOVANI DI ESTREMA DESTRA LA DELEGAZIONE “NESSUNO E’ ILLEGALE” ALLA SEDE DEL COMUNE

In Comune per presentare una richiesta di residenza al Sindaco, la delegazione è stata aggredita dentro Palazzo Marino. “Qualcuno deve spiegare come mai erano dentro” dice un rappresentante. Una marcia di solidarietà si è svolta in risposta alla aggressione lungo Via Padova, simbolo delle diversità e della convivenza nella periferia milanese.

Interviste a cura di Alfredo Comito   LiberaRete – Libera.tv

______________________________________________________________________________________________________________________________________

Riccardo GermaniAGGRESSIONE SQUADRISTA AI MIGRANTI A PALAZZO MARINO – Una delegazione della Rete Solidale “Nessuno è Illegale” si trovava presso la sede del Comune di Milano per presentare una richiesta di residenza per i migranti che di fatto vi vivono e lavorano, quando è stata aggredita da una trentina di giovani di estrema destra apparsi improvvisamente all’interno del cortile. Denunziato il fatto e chiesto al Prefetto ragione della presenza di militanti che si rifanno al fascismo dentro Palazzo Marino, i membri della delegazione, insieme alla banda degli Ottoni a Scoppio, hanno organizzato una passeggiata di solidarietà in Via Padova, luogo simbolo delle diversità che convivono a Milano.

“Noi non facciamo differenza tra italiani e stranieri, perché ci riteniamo vittime dello stesso sistema che ci rende poveri” afferma una rappresentante della Rete Solidale. La grande immigrazione che si produce ormai da molti anni è un fenomeno storico che ha sempre le medesime cause. Le persone scappano, viaggiano, superano i confini non certo per venire in Italia o Austria e rubare la pensione alle vecchiette, né per giocare a calcetto mentre Salvini gli fa una foto. Le persone lasciano il proprio Paese e la propria famiglia perché aspirano a vivere meglio di quanto riescano a fare, sempre che vivere dignitosamente sia possibile sotto i bombardamenti o nelle miniere scavate nell’argilla per raccogliere il prezioso Coltan che rende così veloci i nostri cellulari. Sudore e morte per pochi soldi che non riusciranno mai a sfamare una famiglia.

Dice… “e chi se ne frega!” Già. E perché fregarsene dei milioni di italiani emigrati per le medesime ragioni o, peggio ancora, per fuggire agli squadristi fascisti negli anni ’20? E chi se ne frega dei giovani italiani, anche laureati, inglese e spagnolo fluente, master dei master, che oggi scappano dai voucher rimessi a nuovo da Gentiloni col nome di Contratto di Prestazione Occasionale? Chi se ne frega se poi due di loro, giovani architetti, muoiono in un incendio a Londra vittime di una costruzione popolare per very low cost people?

Vittime della ingiustizia, delle guerre, della mancanza di una speranza concreta di vita, di una vita che sia degna di essere chiamata vita. Già, cosa farebbe quello che dice “me ne frego” se si trovasse nelle stesse condizioni? Se non avesse altra speranza, magari anche vana, di andare all’estero, di provare altrove, dove ha sentito che si sta meglio o che le cose funzionano meglio? Non è forse questo l’istinto di ogni essere umano? Non è questo un diritto che vorremmo tutti garantito?

E allora il problema di questa immane ed epocale immigrazione dal medio oriente, dall’Asia e dall’Africa nei Paesi dove si concentra la ricchezza meriterebbe qualche riflessione in più di un me ne frego. Qualcosa che metta assieme la storia di tutti, soprattutto in un mondo globale.Banda degli Ottoni

Se è vero, come accertato,  che negli ultimi 10 anni la ricchezza in Italia si è spostata dalle tasche dei lavoratori a quelle dei padroni della finanza e delle multinazionali, allora è vero che la povertà genera effetti che vanno oltre la contrazione dei consumi di massa. Genera emigrazione e immigrazione, ed esse non cesseranno sino a quando non si invertirà la distribuzione della ricchezza prodotta. Altrimenti non si spiegherebbe come in un anno si producano alimenti per sfamare quasi 14 miliardi di persone, mentre oltre 1 miliardo dei 7 che vivono sulla Terra muoiono di fame. Questo elementare esempio è comprensibile anche dal “me ne frego”, ammesso che lo voglia. Già, perché sul tavolo della emigrazione non si giocano soltanto le speculazioni degli affaristi, ma anche le campagne elettorali di molti partiti.

Partiti che si guardano bene da fare una analisi che vada un centimetro oltre il “me ne frego”. Non vende, non raccoglie voti. Dire che il fenomeno della immigrazione in realtà, svela la crisi del sistema economico in cui viviamo, quando per crisi si intende la sua riconversione ed espansione, non è accattivante, non coglie il cosiddetto orizzonte narrativo. Ma le guerre in medio oriente e l’instabilità di altri Paesi sono l’evidente effetto dello scontro tra potenze, potenze imperialiste si sarebbe detto qualche anno addietro, tra cui l’Europa. Potenze che hanno lo scopo di salvaguardare i loro interessi economici in un grave periodo di trasformazione del sistema, come accade ciclicamente quando si ha il nevrotico obiettivo di accrescere il saggio di profitto dalle produzioni e dagli scambi.

La musica della Banda degli Ottoni a Scoppio ci ha condotti lontano, oltre queste tristi sponde, al di là delle considerazioni sociali e accademiche. La loro musica ha accompagnato la passeggiata e intorno al corteo solo curiosità e sorrisi. Il popolo di Via Padova ha solo applaudito, mentre i bambini italiani e non, giocavano insieme al Parco Trotter, luogo di vera umanità, ancor prima che integrazione. Alla fine, davanti a quei bimbi e sulle note della Banda degli Ottoni viene proprio da pensare che chi teme di perdere la propria identità, forse non ne ha nessuna.

(323)

LiberaRete Lombardia Profilo del gruppo lombardo dell'associazione LiberaRete che opera su Libera.Tv

Comment(1)

LEAVE YOUR COMMENT

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Vai alla barra degli strumenti