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Repubblica Bolivariana del venezuela alla Biennale di Venezia: Città socializzante versus città alienante

Repubblica Bolivariana del venezuela alla Biennale di Venezia: Città socializzante versus città alienante

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Comunicato stampa


Padiglione della Repubblica Bolivariana del Venezuela 13a Esposizione Internazionale di Architettura –

la Biennale di Venezia Esposizione: Città socializzante vs. città alienante

Autore: Arc. Domenico Silvestro

Commisario: Arc. Andreina Agustí

Editore: Tiziana Mazzucato Collaboratori: Arc. Javier Cerisola (Museo Nazionale di Architettura), Arc. Jesús Pacheco.

L’opera selezionata per rappresentare il Venezuela alla 13 Mostra Internazionale di Architettura – la Biennale di Venezia consiste in un’istallazione dal titolo Città socializzante vs. città alienante (“Ciudad socializante vs. ciudad alienante”), che cerca di affrontare la visione dell’uomo contemporaneo, immerso nella società del consumo e la logica che impone la città del capitale.


L’opera occupa le due sale del bellisimo Padiglione del Venezuela a Venezia, definito anche Gioiello dei Giardini, un luogo obbligatorio per il pellegrinaggio degli amanti dell’architettura, disegnato negli anni 50 dall’architetto veneziano Carlo Scarpa.

Nella sala maggiore viene presentata la proposta dell’artista e architetto Domenico Silvestro, basata sulle sue prove grafiche cromatiche (“ensayos gráficos cromáticos”) che, attraverso disegni di grandi e piccole dimensioni, coinvolge immediatamente il visitatore in un contesto urbano sovvertito da immagini che incitano ad una riflessione più intima sulle possibilità effettive che possiede l’uomo di trasformare il suo ambiente di vita.


Le immagini di Domenico Silvestro possiedono la forza dell’organico e invitano lo spettatore a spogliarsi, attraverso un’ integrazione veemente del concreto e del naturale, del monumento e della vitalità sociale, dei valori e dei concetti che sono serviti a produrre un modello di vita associato al consumismo, all’inquinamento, alla pratica dei muri divisori, all’esclusione ed all’impoverimento di grandi settori della popolazione. Silvestro accentua, nelle sue immagini urbane, una città possibile, che può essere costruita da uomini comuni a partire dall’emozione e dalla speranza di una vita migliore e di un futuro sostenibile.

La disposizione delle immagini ed i volumi geometrici presenti nell’esposizione generano nello spettatore un effetto doppio: il primo è di tipo avvolgente, come fa il paesaggio urbano con i suoi abitanti, mentre il secondo è di tipo dinamico, con i volumi che, proiettati su diverse altezze, si succedono in progressione orizzontale e guidano il percorso espositivo. L’istallazione è concepita come un grande gioco di colore e movimento, che sprigiona un’energia simile a quella di un fulmine. Sono immagini che cercano di suscitare nello spettatore (urbano) sentimenti e desideri rispetto al suo spazio domestico ed al suo spazio urbano, cosi come l’aspirazione a trasformare il proprio habitat. L’opera è animata dall’idea di città come spazio vitale e propone un gioco suggestivo che invita a sognare nuovi ambienti.


Nella sala minore il tema della città socializzante viene affrontato attraverso lo strumento del documentario. Sullo stesso supporto geometrico della sala principale, viene proiettato un cortometraggio. Il documentario rivela in maniera intima e personale il potere dell’uomo di reinventare i propri spazi di vita e creare un'altra città, una città alternativa, socializzante, che nasca da emozioni autentiche, legate ad una profonda riflessione sulle esigenze reali dell’uomo contemporaneo.

Il documentario si ispira ad un progetto incominciato in Venezuela nel 2011 quando, nel quadro della “Gran Misión Vivienda”, sono state assegnate 150.000 case a persone sfollate. La trasformazione vitale di queste famiglie, che hanno lasciato il proprio ambiente di povertà per un alloggio degno ed un habitat umano, è stata uno dei più importanti eventi di trasformazione sociale della storia contemporanea del Venezuela, visto l’impatto ed la grandezza dell’impresa realizzata, che continua ad andare avanti con la costruzione di migliaia di abitazioni da consegnare nei prossimi anni.


L’esposizione del Venezuela, lungi dal voler invitare architetti e urbanisti ad un convenzionale dibattito su come potrebbe essere riorganizzata la città del capitale, persegue una convinzione: l’uomo comune possiede poteri infiniti, che sono stati ampiamente sottovalutati in nome dell’individualismo e dello scambio commerciale.

Per la Repubblica Bolivariana del Venezuela, l’impostazione della Ciudad socializante vs. ciudad alienante possiede una trascendenza per l’uomo del XXI secolo ed una connotazione molto speciale per un paese come il Venezuela, che dal 1999 vive una trasformazione integrale delle condizioni di vita dei suoi cittadini, a partire da una base diversa alla logica discriminatoria e speculativa del modello capitalista.


Domenico Silvestro è professore di Disegno Architettonico presso la Facoltà di Archittetura dell’Università Centrale del Venezuela.
Dagli inizi degli anni ottanta ha partecipato ad eventi nazionali nel campo delle arti plastiche e dell’ architettura: i suoi lavori hanno ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Nazionale di Cultura 2008-2010, Menzione Architettura; il Premio Nazionale 2006, categoria Opere d’Arte, per il suo lavoro “Cometas libres en el aire”; il primo posto del Premio CONAVI 2001, per la sua opera “Barrio 19 de abril”. Tra i riconoscimenti internazionali più importanti, si ricorda una Menzione Speciale in occasione della VII Biennale dei Caraibi, La Habana, Cuba – 2008; il primo Premio della Binnale dei Caraibi, Willemstad, Curazao – 2006; il Premio del Concorso di idee per il Monumento in Memoria dell’ 11 settembre 2001, Napoli, Italia, 2003.

Il Commissario Andreina Agustì è specialista in produzione e concezione museografica e in storiografia dell’archittetura e dell’arte. Dal 2003, ha prodotto importanti progetti musicali e audiovisivi in Europa, Asia e Medio Oriente. Di particolare importanza, il coordinamento generale e la regia di produzione del Padiglione del Venezuela in occasione di Expo Shanghai 2010 ed il coordinamento tra il Sistema di Orchestre Fondazione Musicale Simón Bolivar e il Ministero del Potere Popolare per Affari Esteri della Repubblica Bolivariana del Venezuela, per i tour internazionali in cui la fondazione presenta i suoi concerti più emblematici.

 

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