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Roma non si vende – Il corteo

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Roma solidale si mobilita

Il corteo contro: la privatizzazione dei servizi; la chiusura degli spazi sociali;la vendita del patrimonio pubblico


 

Roma non si vende banner20 mila romani contro: sgomberi, sfratti e privatizzazioni

Interviste ai partecipanti

Un coro unanime rappresentato da: precari della scuola, da appartenenti a movimenti sociali, da militanti comunisti, dai ragazzi dei centri sociali, dal comitato No War; una manifestazione che dice no alla svendita degli asili nido, delle case popolari, e che dice no a qualsiasi forma di privatizzazione, ma che vuole una città fatta di servizi, scuole e sanità funzionano, una manifestazione che vuole interrompere gli sgomberi dei centri sociali, che non vuole più vedere senza tetto; e che vuole una città che da lavoro ai disoccupati e che interrompa le vergognose speculazione.
Il 19 marzo Roma si è ribellata ai provvedimenti di Tronca, si è ribellata a Mafia Capitale, si è ribellata alla speculazione edilizia e si è ribellata anche alle guerre dove il Governo italiano è sempre pronto a servire gli interessi della NATO e mai vuole guardare gli interessi della propria popolazione; una manifestazione che ha visto oltre venti mila romani sfilare nelle strade della città

 

Roma non si vende striscioneArticolo di Michele Franco da Controlacrisi

Migliaia di persone in piazza, una Roma intasata, le vie del centro in tilt per il corteo. #RomaNoNSiVende è l’hastag su twitter, facebook che impazza di likes agli innumerevoli post, “il 19 marzo tutt@ in piazza!” con il faccione della sora Lella o l’effigie della lupa capitolina sui cartelli, “Venderesti mai tua madre?” all’unisono con il Colosseo dentro un carrello della spesa. La manifestazione, lanciata dagli spazi sociali della città, dall’eterogeneo mondo dell’associazionismo e dai sindacati di base, è stata indetta contro la privatizzazione dei servizi, la dismissione del patrimonio pubblico, gli sfratti e gli sgomberi degli ultimi mesi.

Da piazza Vittorio al Campidoglio, il corteo è sfilato per via Cavour e via dei Fori Imperiali fino ad arrivare al Piazzale della Madonna di Loreto. Costeggiando la scalinata arroccata attorno alla mole monumentale del museo del Vittoriano, piazza Venezia interdetta dai blindati della celere, la salita di San Pietro in carcere bloccata dalla polizia in assetto antisommossa, i manifestanti hanno raggiunto la piazza del Comune.

“Una manifestazione imponente e plurale, dove si sono ritrovate assieme le tante vertenze sociali che vivono nella città, difendendola dagli appetiti degli speculatori”. Il comunicato di Roma Comune, il comitato promotore della manifestazione, che riassume efficacemente il senso della giornata. Ma anche il grosso striscione della testa del corteo “Decide Roma, Decide la città” sintetizza le pretese e le rivendicazioni di una neonata opposizione sociale. “A partire dall’attacco portato avanti contro gli spazi sociali tramite la delibera 140 e dal piano di austerità e di privatizzazione contenuto nel Dup firmato da Tronca, (ma presentato dalla giunta Marino), la città solidale si è trovata insieme”.

Oltre i movimenti e oltre le organizzazioni, difronte alla virulenza dell’attacco sferrato dai poteri forti della città e dai potentati economici, Roma Comune è stata in grado di convogliare e catalizzare le forze attive di una città allo stremo. “L’invasione di Piazza del Campidoglio segna un punto di non ritorno: Roma non vuole più un governo di polizia. Roma vuole riappropriarsi della decisione sul presente e sul futuro della città”, recita ancora il comunicato. Una manifestazione quindi che assume un significato altro, più ampio e complesso, una manifestazione che non si limita ad attestare l’esistenza dei movimenti sociali o a difendere “ciò che rimane dello stato sociale e dello stato di diritto nel Paese” dalla mano invisibile della speculazione. Il 19 marzo inaugura allora un lento e impaziente processo di trasformazione e di rilancio, che oltrepassa gli steccati delle singole realtà coinvolte, parlando e interloquendo sul futuro di Roma. Dai centri sociali ai movimenti di lotta per la casa, dai lavoratori, dai precari, dagli studenti agli operatori sociali, il diritto alla città è la costante, il filo rosso che teneva in piedi l’impalcatura rivendicativa dell’intero corteo. Le precarie degli asili nido ad esempio che potrebbero perdere il posto di lavoro, i canili comunali dismessi con licenziamenti sommari, le centinaia di famiglie sfrattate, erano in piazza.

“Un percorso autonomo da qualsiasi candidatura elettorale, che sfiderà su un piano avanzato chiunque andrà al governo della città”. Un percorso che rinverdisce il concetto di partecipazione popolare, introducendo nel dibattito pubblico il tema dell’autogoverno della città, dell’automunicipalismo. Una contrapposizione netta che evidenzia a sua volta le nuove coordinate del conflitto, di un basso, vessato dalla crisi, dalle gabbie del debito e dalla gestione emergenziale e prefettizia delle città, che si scontra contro l’alto, contro chi detiene le ricchezze e il potere. Infatti Roma Comune, a partire dal 9 aprile, con assemblee in tutti i quartieri, rilancia sulla stesura collettiva e itinerante di una “Carta”, pensata tenendo conto dell’esperienza napoletana, con la delibera del sindaco De Magistris sulla gestione partecipata dell’ex asilo Filangeri, che concretizzi il concetto stesso di “comune” in una cornice amministrativa e legislativa.

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