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TORTURA : L’Italia ha una legge ma non quella che serviva

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TORTURA : SI APPROVA LA LEGGE MA IL PROBLEMA RESTA

Molte critiche al testo approvato frutto di un compromesso che rende la legge meno efficace

Testo di Pietro Venier

Video intervista al Ministro Orlando a cura di Altreconomia


torturaLa Camera dei Deputati è ha approvato la legge che finalmente introduce anche in Italia il reato di tortura. Il testo è frutto di un compromesso all’interno della maggioranza di Governo che ha modificato significativamente la proposta iniziale al punto che il suo estensore, il senatore Luigi Manconi, si è rifiutato di votarlo al Senato perchè “si lasciano ampi spazi discrezionali” che evidentemente possono consentire condotte gravi ma non sanzionabili. Importanti settori della maggioranza hanno però chiesto, ed ottenuto, ampie “tutele per le forze dell’ordine” e questo si è tradotto in norme che rendono molto difficile individuare il comportamento specifico che integra il reato di tortura. Eppure è almeno dal 2001, dalla macelleria della scuola Diaz e dalle violenze inaudite che subirono decine di persone rinchiuse nella Caserma Bolzaneto, che l’Italia aspetta una legge in grado di punire specificamente proprio i “tutori dell’ordine” che si sono scatenati in atti che la stessa Corte Europea dei Diritti Umani ha definito atti di tortura. Secondo il Ministro della Giustizia Andrea Orlando (come emerge dalla intervista realizzata dal canale Altreconomia qualche giorno prima del voto della Camera) l’alternativa alla approvazione di un testo controverso sarebbe stata “far finire il testo su un binario morto” e rinunciare quindi del tutto ad una legge che egli stesso però spera che in futuro “si possa migliorare”. Quello che poteva essere un momento significativo della legislatura diventa quindi un momento di sconforto e delusione per le molte associazioni Italiane e le istituzioni europee ed internazionali che volevano ben altro. In particolare Amnesty International e Antigone, pur apprezzando l’introduzione del reato, ne contestano l’efficacia in quanto la normativa che sarà introdotta non sarebbe conforme alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984 che definisce questo reato come “delitto tipico dei pubblici ufficiali”. Le pressioni di alcuni sindacati di polizia, la debolezza politica del PD e della maggioranza, l’avvicinarsi delle prossime elezioni hanno portato alla nascita di questo “topolino”. Non dannoso ma probabilmente inutile.


Il comunicato dell’Associazione Antigone:

In Italia da oggi c’è il reato di tortura nel codice penale. Un dibattito parlamentare lungo ben ventotto anni.

Un dibattito molto spesso di retroguardia culturale. Un dibattito che ha prodotto una legge da noi profondamente criticata per almeno tre punti: la previsione della pluralità delle condotte violente, il riferimento alla verificabilità del trauma psichico e i tempi di prescrizione ordinari.

Era il dicembre del 1998 quando Antigone elaborò la sua prima proposta di legge, fedele al testo previsto nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984. Non abbiamo mai abbandonato la nostra attività di pressione istituzionale su questo tema. Siamo andati davanti a giudici nazionali, europei, organismi internazionali a segnalare questa lacuna gravissima nel nostro ordinamento giuridico.

La legge approvata che incrimina la tortura non è la nostra legge e non è una legge conforme al testo Onu. Per noi la tortura è e resta un delitto proprio, ossia un delitto che nella storia del diritto internazionale, è un delitto tipico dei pubblici ufficiali.  Tuttavia da oggi c’è un reato che si chiama tortura.

Da domani il nostro lavoro sarà quello di sempre: nel caso di segnalazioni di casi che per noi sono ‘tortura’ ci impegneremo affinché la legge sia applicata. Non demordiamo. E’ il nostro ruolo.

Inoltre lavoreremo per dare applicazione alle parti della legge che riguardano la non espulsione di persone che rischiano la tortura nel paese di provenienza e l’estradizione di persone straniere accusate di tortura e residente nel nostro paese.

Ci impegneremo anche in sede politica e giurisdizionale, interna e internazionale, per migliorare la legge e renderla il più possibile coerente con la definizione delle Nazioni Unite.

 

 

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